La Canapicoltura per uno sviluppo sostenibile

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Piante di Canapa (foto assocanapa.org)

La Canapicoltura per uno sviluppo sostenibile

In­tro­du­zio­ne

La Ca­na­pa Can­na­bis sa­ti­va è una pian­ta a ciclo an­nua­le che fa parte della fa­mi­glia delle Can­na­bi­na­cee, or­di­ne delle Ur­ti­ca­li. La sua col­ti­va­zio­ne, molto dif­fu­sa nel no­stro Paese, è stata ab­ban­do­na­ta negli anni cin­quan­ta a causa della con­cor­ren­za delle fibre sin­te­ti­che.
Da al­cu­ni anni molti agri­col­to­ri stan­no cer­can­do di ri­pro­por­la come ri­sor­sa per un’a­gri­col­tu­ra na­tu­ra­le ed in­no­va­ti­va, come oc­ca­sio­ne di svi­lup­po delle im­pre­se in sva­ria­ti set­to­ri e come stru­men­to per re­cu­pe­ra­re ter­re­ni ab­ban­do­na­ti.
La ca­na­pa, come ve­dre­mo nel det­ta­glio, è una pian­ta so­ste­ni­bi­le dal punto di vista am­bien­ta­le per­ché è una ri­sor­sa rin­no­va­bi­le, col­ti­va­bi­le lad­do­ve si sono ab­ban­do­na­ti ter­re­ni, dal punto di punto di vista eco­no­mi­co e so­cia­le per­ché è una col­ti­va­zio­ne red­di­ti­zia che offre un’op­por­tu­ni­tà di svi­lup­po per il ter­ri­to­rio.
«Sulle volte af­fre­sca­te dei por­ti­ci di viale del­l’In­di­pen­den­za a Bo­lo­gna c’è una scrit­ta: “Panis vita, vinum lae­ti­zia, ca­na­bis pro­tec­tio“» rac­con­ta Ce­sa­re Qua­glia, mem­bro del Di­ret­ti­vo di As­so­ca­na­pa. «Se il pane dà nu­tri­men­to e il vino la gioia, la ca­na­pa dà pro­te­zio­ne. Una pro­te­zio­ne eso­ge­na ed en­do­ge­na».
La ca­na­pa, in­fat­ti, pro­teg­ge l’e­ster­no gra­zie al suo im­pie­go nel tes­si­le e come iso­lan­te nel­l’e­di­li­zia e pro­teg­ge dal­l’in­ter­no: semi, olio e fa­ri­na sono con­si­de­ra­ti un “vac­ci­no nu­tri­zio­na­le” gra­zie ai suoi prin­ci­pi. Lo stes­so Mi­ni­ste­ro della Sa­lu­te ne ha ri­co­no­sciu­to il con­tri­bu­to ec­ce­zio­na­le per la sa­lu­te del­l’or­ga­ni­smo umano (cir­co­la­re del 22 mag­gio 2009).
Bi­scot­ti, case e ve­sti­ti. La ca­na­pa è una pian­ta ver­sa­ti­le che può es­se­re uti­liz­za­ta in di­ver­si set­to­ri. Molti i be­ne­fi­ci di que­sta pian­ta in co­sme­ti­ca e far­ma­ceu­ti­ca e gli im­pie­ghi
nel tes­si­le e nel campo della moda.

Col­ti­va­re la ca­na­pa: istru­zio­ni per l’uso

La Ca­na­pa una pian­ta con un me­ta­bo­li­smo pla­sti­co che si è adat­ta­ta nel tempo a quasi tutti gli am­bien­ti na­tu­ra­li e si è pre­sta­ta ad es­se­re se­le­zio­na­ta per sva­ria­ti im­pie­ghi. In Ita­lia la col­ti­va­zio­ne della ca­na­pa era co­no­sciu­ta già nel­l’E­tà del Bron­zo. Nel no­stro Paese fino agli anni ’40 se ne col­ti­va­va­no circa 100.000 et­ta­ri e le va­rie­tà ita­lia­ne erano le mi­glio­ri al mondo in ter­mi­ni di qua­li­tà e pro­dut­ti­vi­tà. Con un im­por­tan­te sfor­zo que­ste va­rie­tà sono state ri-co­sti­tui­te e mol­ti­pli­ca­te e oggi la ca­na­pa è stata re-in­tro­dot­ta nel­l’a­gri­col­tu­ra ita­lia­na per l’uso tec­ni­co-in­no­va­ti­vo in edi­li­zia, nu­tri­zio­na­le e ali­men­ta­re. È una pian­ta ver­sa­ti­le!

Ma col­ti­va­re ca­na­pa non è un reato?

«No, a con­di­zio­ne che venga col­ti­va­ta una va­rie­tà a basso te­no­re di THC, in­fe­rio­re allo 0,2%. La “Can­na­bis Sa­ti­va”, detta ca­na­pa da fibra o ca­na­pa in­du­stria­le, è di­ver­sa da altre va­rie­tà il­le­ga­li. La col­ti­va­zio­ne della ca­na­pa in­du­stria­le è le­ga­le in Ita­lia dal 1998.
La va­rie­tà che si se­mi­na deve es­se­re cer­ti­fi­ca­ta dal car­tel­li­no ri­la­scia­to dal­l’EN­SE, Ente Na­zio­na­le Se­men­ti Elet­te.
Il ciclo è an­nua­le. Si se­mi­na in pri­ma­ve­ra da marzo a mag­gio. In esta­te si rac­co­glie per farne la fibra, le co­sid­det­te pa­glie di ca­na­pa: a fine lu­glio si fal­cia, si la­scia in campo 30-40 gior­ni e poi si rac­co­glie in ro­to­bal­le. Per pro­dur­re il seme ad uso ali­men­ta­re in­ve­ce si la­scia ma­tu­ra­re fino a metà set­tem­bre ini­zio ot­to­bre e poi si rac­co­glie il seme con una mie­ti­treb­bia.
Per la col­ti­va­zio­ne pos­so­no es­se­re im­pie­ga­ti i nor­ma­li mac­chi­na­ri per la se­mi­na del fru­men­to:
per lo sfal­cio del fo­rag­gio si usa la barra fal­cian­te, per la rac­col­ta le ro­to­pres­se, per il seme le mie­ti­treb­bie. Si sta co­mun­que la­vo­ran­do sul­l’a­dat­ta­men­to e mi­glio­ra­men­to di al­cu­ni mac­chi­na­ri per lo sfal­cio e la rac­col­ta sia della fibra che del seme al fine di ren­de­re le pro­ce­du­re più fa­ci­li e ve­lo­ci.
La Ca­na­pa è col­ti­va­ta in tutta Eu­ro­pa, so­prat­tut­to in Fran­cia e Ger­ma­nia (circa 15.000 ha).
Ci sono col­ti­va­zio­ni anche in Rus­sia, Un­ghe­ria, Ro­ma­nia Re­pub­bli­ca Ceca, Spa­gna, In­ghil­ter­ra, Ir­lan­da. È pre­sen­te in quasi tutti i con­ti­nen­ti con col­ti­va­zio­ni in Ca­na­da,Cile,Cina, Au­stra­lia,Nuova Ze­lan­da e Ma­roc­co. In Ita­lia que­st’an­no (2013) As­so­ca­na­pa ha pro­mos­so col­ti­va­zio­ni dalla Valle d’Ao­sta al Friu­li pas­san­do per la bassa pa­da­na, in cen­tro e sud Ita­lia dalla To­sca­na al­l’A­bruz­zo fino alla Pu­glia. Ci sono col­ti­va­zio­ni spe­ri­men­ta­li nella Valle del Fu­ci­no, in Pie­mon­te, in Ca­la­bria,
Ba­si­li­ca­ta e Si­ci­lia, anche in Sar­de­gna nel Sul­cis. Pra­ti­ca­men­te in quasi tutte le re­gio­ni d’I­ta­lia. Dopo anni di spe­ri­men­ta­zio­ne siamo al­l’e­sor­dio della fi­lie­ra
agri­co­la ita­lia­na.
La ca­na­pa pre­fe­ri­sce i ter­re­ni fer­ti­li al­lu­vio­na­li, si adat­ta però a tutti i ter­re­ni, anche fino ai 1500 metri di al­ti­tu­di­ne. Non sof­fre le ge­la­te tar­di­ve. Sof­fre in­ve­ce il ri­sta­gno d’ac­qua, spe­cial­men­te nel primo sta­dio di ve­ge­ta­zio­ne. I ter­re­ni sciol­ti e di medio im­pa­sto sono in­di­ca­ti per la col­ti­va­zio­ne da fibra, quel­li ar­gil­lo­si per la pro­du­zio­ne di seme ad uso ali­men­ta­re.

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Quali leggi tu­te­la­no la col­ti­va­zio­ne della ca­na­pa?

«C’è un qua­dro nor­ma­ti­vo eu­ro­peo (Re­go­la­men­to del Con­si­glio n.1234 del 2007) e il re­ce­pi­men­to da parte ita­lia­na con la Cir­co­la­re MI­PAAF n.1 del­l’8/5/2002. Se­con­do que­sta nor­ma­ti­va è pos­si­bi­le col­ti­va­re ca­na­pa uti­liz­zan­do va­rie­tà cer­ti­fi­ca­te a basso te­no­re di THC (in­fe­rio­re 0,2%). Con la Cir­co­la­re del 2 mag­gio 2009, il Mi­ni­ste­ro della Sa­lu­te con­sen­te la pro­du­zio­ne e la com­mer­cia­liz­za­zio­ne di pro­dot­ti ali­men­ta­ri a base di semi di ca­na­pa. Lo scor­so di­cem­bre, in­fi­ne, è stato co­sti­tui­to il “Ta­vo­lo tec­ni­co della fi­lie­ra della ca­na­pa” pres­so il MI­PAAF.
La ca­na­pa è sog­get­ta al con­tri­bu­to eu­ro­peo PAC (Po­li­ti­ca Agri­co­la Co­mu­ne) come tutti i se­mi­na­ti­vi. Tutti i col­ti­va­to­ri che be­ne­fi­cia­no di que­ste quote di con­tri­bu­to a loro as­se­gna­te pos­so­no tran­quil­la­men­te col­ti­va­re anche la ca­na­pa.
È una col­ti­va­zio­ne che si adat­ta a quasi tutti i tipi di ter­re­ni. Di­fen­de la bio­di­v­er­si­tà, cat­tu­ra CO2 non ne­ces­si­ta di ir­ri­ga­zio­ne, an­ti­pa­ras­si­ta­ri e di­ser­ban­ti. Le pian­te di ca­na­pa cre­sco­no, in­fat­ti, più ve­lo­ce­men­te delle in­fe­stan­ti, la­scian­do il ter­re­no to­tal­men­te di­ser­ba­to. Ot­ti­ma per l’av­vi­cen­da­men­to col­tu­ra­le, s’in­se­ri­sce fa­cil­men­te nelle pra­ti­che agro-mec­ca­ni­che delle azien­de agri­co­le. È una col­ti­va­zio­ne poco esi­gen­te, con una tec­ni­ca sem­pli­fi­ca­ta.

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Rac­col­ta della Ca­na­pa (foto ​assocanapa.​org)

Dal campo…alla ta­vo­la, alle case, ai ve­sti­ti: la fi­lie­ra della ca­na­pa

A se­con­da del pe­rio­do di rac­col­ta e della parte della pian­ta, si pos­so­no avere di­ver­si im­pie­ghi. Ab­bia­mo già ac­cen­na­to che a fine lu­glio si fal­cia, si la­scia in campo 30-40 gior­ni e poi si rac­co­glie in ro­to­bal­le per pro­dur­re le pa­glie di ca­na­pa; men­tre per pro­dur­re seme ad uso ali­men­ta­re si la­scia ma­tu­ra­re fino a metà set­tem­bre ini­zio ot­to­bre e poi si rac­co­glie il seme con una mie­ti­treb­bia.
Si parla quin­di di due fi­lie­re prin­ci­pa­li: ad uso tec­ni­co (col­ti­va­zio­ni da fibra tec­ni­ca/ca­na­pu­lo) e ad uso ali­men­ta­re (col­ti­va­zio­ne da seme).

Col­ti­va­zio­ni da fibra tec­ni­ca/ca­na­pu­lo

Per la prima tra­sfor­ma­zio­ne e ven­di­ta degli steli di ca­na­pa (detti nella nor­ma­ti­va eu­ro­pea “pa­glie di ca­na­pa”) con­fe­zio­na­ti in ro­to­bal­le, i col­ti­va­to­ri de­vo­no sti­pu­la­re un con­trat­to con un primo tra­sfor­ma­to­re au­to­riz­za­to.
At­tual­men­te in Ita­lia sol­tan­to As­so­ca­na­pa di­spo­ne di un im­pian­to di prima tra­sfor­ma­zio­ne in fun­zio­ne. Si trova a Car­ma­gno­la, in pro­vin­cia di To­ri­no. Ci sono, però, in al­cu­ne parti d’I­ta­lia grup­pi di agri­col­to­ri che si stan­no at­ti­van­do per far par­ti­re im­pian­ti di prima tra­sfor­ma­zio­ne.
Il mac­chi­na­rio, bre­vet­ta­to tre anni fa, ese­gue la se­pa­ra­zio­ne della fibra dal ca­na­pu­lo.
Con il ca­na­pu­lo si pos­so­no ot­te­ne­re: in­to­na­ci e cap­pot­ti iso­lan­ti per edi­fi­ci, bloc­chi da co­stru­zio­ne co­sti­tui­ti da ca­na­pa e calce, man­gi­mi per ru­mi­nan­ti, let­tie­re per ca­val­li e pic­co­li ani­ma­li.
Con la fibra: pan­nel­li iso­lan­ti ter­mo-acu­sti­ci per l’e­di­li­zia, fel­tri, im­bot­ti­tu­re per l’ar­re­da­men­to, pac­cia­ma­tu­re per l’a­gri­col­tu­ra e l’in­ge­gne­ria na­tu­ra­li­sti­ca, rin­for­zo strut­tu­ra­le per ma­te­ria­li na­tu­ra­li in­no­va­ti­vi e PLA per l’in­du­stria e il de­si­gn.
Esi­ste anche una col­ti­va­zio­ne fi­na­liz­za­ta a ri­ca­va­re fibra per usi tes­si­li. Pur­trop­po in Ita­lia, oggi, è molto dif­fi­ci­le ed one­ro­sa. Non esi­sto­no im­pian­ti mo­der­ni per la sua la­vo­ra­zio­ne. Pos­so­no es­se­re im­pie­ga­ti quel­li per il lino, op­por­tu­na­men­te adat­ta­ti. Anche se la rea­liz­za­zio­ne della fi­lie­ra per l’uso tes­si­le è an­co­ra trop­po co­sto­sa per es­se­re so­ste­ni­bi­le, ci sono espe­rien­ze anche in que­sto campo, come ve­dre­mo nel ca­pi­to­lo de­di­ca­to alla moda.

Col­ti­va­zio­ni da seme

I semi una volta rac­col­ti si es­sic­ca­no, se­tac­cia­no e rac­col­go­no in sac­chi. Dai semi si fanno olio, fa­ri­na, latte. Basi per molte ri­cet­te dolci e sa­la­te, sono in­gre­dien­ti dal­l’al­to va­lo­re nu­tri­zio­na­le.
L’o­lio di semi e la fa­ri­na di semi di ca­na­pa sono con­si­de­ra­ti dai nu­tri­zio­ni­sti un “vac­ci­no nu­tri­zio­na­le”, ali­men­to che, in­tro­dot­to nella dieta gior­na­lie­ra, rin­for­za e re­go­la la ri­spo­sta del si­ste­ma im­mu­ni­ta­rio, del si­ste­ma or­mo­na­le e del si­ste­ma ner­vo­so nei con­fron­ti delle ag­gres­sio­ni del­l’am­bien­te.
I semi di ca­na­pa sa­ti­va sono ric­chi di pre­gia­te pro­tei­ne e con­ten­go­no tutti gli 8 ami­noa­ci­di es­sen­zia­li ne­ces­sa­ri al no­stro or­ga­ni­smo. L’o­lio di ca­na­pa pre­sen­te per circa il 30%nei semi, con­tie­ne il 75%di acidi gras­si po­lin­sa­tu­ri es­sen­zia­li, come gli acidi li­no­lei­co e li­no­le­ni­co, nella giu­sta pro­por­zio­ne per fa­vo­ri­re il ri­cam­bio cel­lu­la­re, ed inol­tre dal 2% al 4% di gamma li­no­le­ni­co, che con­tri­bui­sce al man­te­ni­men­to del si­ste­ma or­mo­na­le ed al ri­cam­bio dei li­pi­di. Sono quin­di un ali­men­to idea­le per ve­ge­ta­ria­ni e ve­ga­ni.
Oggi in com­mer­cio pos­sia­mo tro­va­re olio, fa­ri­na, ham­bur­ger e for­mag­gi ve­ge­ta­li, creme e semi de­cor­ti­ca­ti, ot­te­nu­ti dai semi della ca­na­pa.

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La Ca­na­pa nella co­sme­si

Un altro tra gli in­nu­me­re­vo­li set­to­ri in cui la “pian­ta dalle mille virtù” ec­cel­le è
la co­sme­si. pelle e ca­pel­li pos­so­no trar­re gio­va­men­to dal­l’u­ti­liz­zo del­l’o­lio di semi
di ca­na­pa.
L’o­lio di semi di ca­na­pa è co­no­sciu­to da mil­len­ni per la cura del corpo e si va pre­po­ten­te­men­te af­fer­man­do come il pro­dot­to na­tu­ra­le più ef­fi­ca­ce per con­tra­sta­re l’in­vec­chia­men­to na­tu­ra­le della pelle o i danni che le sono ar­re­ca­ti da di­ver­si fat­to­ri di ori­gi­ne ester­na come sole, aria, ec­ces­si­vo im­pie­go di de­ter­gen­ti, pro­dot­ti chi­mi­ci, at­tac­chi di bat­te­ri o di virus. I pro­fes­sio­ni­sti della pelle e dei ca­pel­li che lo hanno pro­va­to as­se­ri­sco­no che, per il fatto che è piut­to­sto flui­do, viene as­sor­bi­to con molta fa­ci­li­tà e quin­di è l’o­lio da mas­sag­gi mi­glio­re in as­so­lu­to.
At­te­sta­no anche di avere visto in poco tempo idra­ta­re e dare ela­sti­ci­tà e mor­bi­dez­za alla pelle, ri­vi­ta­liz­za­re ca­pel­li sfi­bra­ti, ri­dur­re la fra­gi­li­tà delle un­ghie, rie­qui­li­bra­re la pro­du­zio­ne di sebo, ri­dur­re o eli­mi­na­re il pru­ri­to, mi­glio­ra­re o ri­sol­ve­re pa­to­lo­gie im­por­tan­ti come acne, pso­ria­si, neu­ro­der­ma­ti­te, ec­ze­ma ato­pi­co, spa­ri­re forme di cro­sta lat­tea, escre­scen­ze e via di se­gui­to.
Il com­ples­so dei can­na­bi­noi­di co­sti­tui­sce un re­cu­pe­ro molto re­cen­te di una an­ti­ca co­no­scen­za: il po­te­re della ca­na­pa (in que­sto caso di fo­glie e so­prat­tut­to in­fio­re­scen­ze) di gua­ri­re le fe­ri­te anche in­fet­te. Si trat­ta in par­ti­co­la­re del CBD (l’an­ta­go­ni­sta del THC), che avreb­be l’im­por­tan­te fun­zio­ne di at­ti­va­zio­ne del si­ste­ma im­mu­ni­ta­rio e che non ha ef­fet­ti di droga.
Tutto que­sto gra­zie al na­tu­ra­le con­te­nu­to in AGE (acidi gras­si es­sen­zia­li, in
in­gle­se detti EFA – Es­sen­tial Fatty Acids), che rag­giun­go­no circa il 75%del to­ta­le
men­tre le altre fonti di EFA­non vanno oltre il 30%. Si trat­ta so­prat­tut­to di omega
3 ed omega 6 nella pro­por­zio­ne giu­sta, che in na­tu­ra non è pos­se­du­ta da alcun
altro olio, salvo quel­lo di pesce».

La ca­na­pa nel­l’e­di­li­zia

Da un po’ di anni anche nel­l’e­di­li­zia si sta cer­can­do, sem­pre di più, di uti­liz­za­re ma­te­ria­li na­tu­ra­li, de­di­can­do una gran­de at­ten­zio­ne alla sa­lu­bri­tà degli spazi abi­ta­ti­vi. Il ma­te­ria­le na­tu­ra­le più uti­liz­za­to è in pri­mis il legno,ma ci sono esem­pi di co­stru­zio­ni fatte di pa­glia, di terra cruda e ul­ti­ma­men­te sta aven­do una gran­de dif­fu­sio­ne l’u­ti­liz­zo della ca­na­pa, es­sen­do un ma­te­ria­le al­ta­men­te eco­com­pa­ti­bi­le.
La ca­na­pa co­no­sciu­ta sin dal­l’an­ti­chi­tà (col­ti­va­ta già nel­l’E­tà del Bron­zo), è sem­pre stata uti­liz­za­ta per fab­bri­ca­re tes­su­ti e carta, ma negli ul­ti­mi tempi sta aven­do una gran­de dif­fu­sio­ne nel set­to­re del­l’e­di­li­zia, anche se ri­tro­va­men­ti ar­cheo­lo­gi­ci (in Fran­cia) ci di­mo­stra­no che era già stata uti­liz­za­ta per co­strui­re.
Nel campo edi­li­zio ri­tro­via­mo sva­ria­ti pro­dot­ti come cere, ver­ni­ci, pan­nel­li iso­lan­ti, in­to­na­ci ed anche bloc­chi pre­fab­bri­ca­ti. Inol­tre la ca­na­pa è uti­liz­za­ta anche nel set­to­re del re­stau­ro per la con­ser­va­zio­ne dei ma­nu­fat­ti sto­ri­ci.
Ma della pian­ta della ca­na­pa non si butta via nulla, dai fiori, semi e fibre si ri­ca­va­no sva­ria­ti pro­dot­ti.
I fat­to­ri più in­te­res­san­ti del­l’u­ti­liz­zo della pian­ta nel campo del­l’e­di­li­zia na­sco­no dal fatto che i ma­nu­fat­ti che sfrut­ta­no la ca­na­pa sono:
1. a emis­sio­ni ne­ga­ti­ve di car­bo­nio;
2. al­ta­men­te igni­fu­ghi, re­si­sten­ti al fuoco e se bru­cia­ti non ri­la­scia­no so­stan­ze tos­si­che;
3. più du­ra­tu­ri e re­si­sten­ti delle strut­tu­re in legno;
4. non­pos­so­no es­se­re at­tac­ca­ti da tarme,muffe ed in­set­ti, per­ché per­mea­bi­li al va­po­re e quin­di sa­lu­bri e mai umidi;
5. hanno un basso im­pat­to am­bien­ta­le;
6. sono ri­ci­cla­bi­li;
7. e go­do­no di un ot­ti­mo iso­la­men­to ter­mi­co ed acu­sti­co.

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In Ita­lia la ca­na­pa ha la sua mas­si­ma dif­fu­sio­ne per le sue par­ti­co­la­ri doti di iso­la­men­to gra­zie ai co­sid­det­ti bio-com­po­si­ti, per esem­pio dal­l’u­nio­ne del ce­men­to di ca­na­pa alla calce, nasce il cal­ce­struz­zo iso­lan­te (e anche di buona re­si­sten­za sta­ti­ca) o dalla mi­sce­la di ca­na­pa e calce si crea un iso­lan­te na­tu­ra­le che viene uti­liz­za­to per in­to­na­ca­tu­re in­ter­ne ed ester­ne. Oltre ov­via­men­te alla pro­du­zio­ne di pan­nel­li pre­fab­bri­ca­ti iso­lan­ti e fo­noas­sor­ben­ti.
Inol­tre, la fibra di ca­na­pa, si sta dif­fon­den­do nel campo del rin­for­zo strut­tu­ra­le so­sti­tuen­do le fibre di car­bo­nio, di vetro, di ac­cia­io, per con­so­li­da­men­ti sta­ti­ci, nei fe­no­me­ni di fes­su­ra­zio­ni e le­sio­ni.
Una delle ul­ti­me ri­vo­lu­zio­ni è l’in­ven­zio­ne, bre­vet­ta­ta in Ita­lia, di bloc­chet­ti a base di ca­na­pu­lo, la parte le­gno­sa dello stelo della pian­ta, in com­bi­na­zio­ne con un le­gan­te di calce da im­pie­ga­re nella strut­tu­ra degli edi­fi­ci. Un mat­to­ne che una volta es­sic­ca­to, di­ven­ta ri­gi­do e leg­ge­ro allo stes­so tempo e può quin­di es­se­re uti­liz­za­to sia nella rea­liz­za­zio­ne di nuovi fab­bri­ca­ti sia nella ri­strut­tu­ra­zio­ni di sta­bi­li già esi­sten­ti.

Col­ti­va­zio­ne spe­ri­men­ta­le nei ter­ri­to­ri di Acer­ra e Cai­va­no (NA)

L’I­ta­lia è stato il se­con­do pro­dut­to­re mon­dia­le di ca­na­pa per quan­ti­tà ed il primo per qua­li­tà, il 40% della pro­du­zio­ne na­zio­na­le era col­ti­va­ta in Cam­pa­nia.
Nel 2010 un im­pren­di­to­re di Na­po­li e un agri­col­to­re di Acer­ra hanno spe­ri­men­ta­to, in­ve­sten­do di tasca pro­pria, la pro­du­zio­ne di olio es­sen­zia­le nei din­tor­ni del­l’in­ce­ne­ri­to­re che è stato ven­du­to come ma­te­ria prima per la pro­du­zio­ne di pro­fu­mi di un’a­zien­da fran­ce­se. Il pro­get­to non è stato ri­pe­tu­to per­ché (al­me­no al mo­men­to) an­ti­e­co­no­mi­co, man­ca­no im­pian­ti di prima tra­sfor­ma­zio­ne per cui tutti i la­vo­ri in campo sono stati fatti ma­nual­men­te in­ci­den­do no­te­vol­men­te sui costi. Pur­trop­po circa 14 ton­nel­la­te di ca­na­pa sono state ab­ban­do­na­te in campo per man­can­za di im­pian­ti di prima tra­sfor­ma­zio­ne.
L’an­no suc­ces­si­vo, nel 2011, è stata col­ti­va­ta sem­pre ad Acer­ra ma de­sti­na­ta alla pro­du­zio­ne di mat­to­ni di calce e ca­na­pa e di pan­nel­li iso­lan­ti. In que­sto caso c’è stato il par­te­na­ria­to tra In­ge­gne­ri, Ar­chi­tet­ti, e Agri­col­to­ri al­l’in­ter­no di un pro­get­to fi­nan­zia­to sem­pre pri­va­ta­men­te.

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La ca­na­pa e l’in­ce­ne­ri­to­re di Acer­ra (foto ​assocanapa.​org)

I due et­ta­ri di ca­na­pa col­ti­va­ti a Cai­va­no nel 2009 sono ser­vi­ti per: te­sta­re la pro­du­zio­ne per et­ta­ro e ve­ri­fi­ca­re l’ef­fet­ti­va ca­pa­ci­tà della col­tu­ra senza ap­por­ti ir­ri­gui; for­ni­re ma­te­ria­le per la ri­cer­ca scien­ti­fi­ca a Enti e Isti­tu­ti di Ri­cer­ca tra cui Di­par­ti­men­ti del­l’U­ni­ver­si­tà di Na­po­li Fe­de­ri­co II e l’I­sti­tu­to di Chi­mi­ca e Tec­no­lo­gia dei Po­li­me­ri del C.N.R. di Poz­zuo­li.
La pian­ta è in grado di de­gra­da­re gli in­qui­nan­ti come i me­tal­li pe­san­ti e che per una buona azio­ne di bo­ni­fi­ca si do­vreb­be pre­ve­de­re co­mun­que un ciclo al­me­no de­cen­na­le.
Da se­gna­la­re anche le col­tu­re at­tua­li di Al­fon­so Gallo in Pa­du­la (SA) e quel­la di Fran­ce­sco Arena di Spi­lin­ga (VV) per la ri­pro­du­zio­ne del seme de­sti­na­to al­l’u­so ali­men­ta­re. En­tram­be le ini­zia­ti­ve sono volte a te­sta­re sin­go­li anel­li della “in­vo­ca­ta fi­lie­ra”.
In­tan­to, in Cam­pa­nia, l’in­te­res­se per que­sta col­tu­ra cre­sce sem­pre più, As­so­ca­na­pa ha ormai oltre cin­que­cen­to ma­ni­fe­sta­zio­ne d’in­te­res­se e di as­so­cia­ti, tra cui Enti e Isti­tu­zio­ni. In­fi­ne, ma non per ul­ti­mo, al­l’U­ni­ver­si­tà di Na­po­li Fe­de­ri­co II ed alla Se­con­da Uni­ver­si­tà di Na­po­li sono già state già pre­sen­ta­te nu­me­ro­se Tesi di Esame di Lau­rea.


As­so­ca­na­pa – Coor­di­na­men­to Na­zio­na­le per la Ca­na­pi­col­tu­ra
Mar­ghe­ri­ta Ba­ra­val­le, Mi­che­le Ca­stal­do, Glen­da Giam­pao­li, Ce­sa­re Qua­glia
Sito In­ter­net:
 http://​www.​assocanapa.​org/

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