Cannabis light che succede dopo il no del CSS ?

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Cannabis light che succede light che succede dopo il no del CSS ?

Il parere del Css sulla light non cambia la legge: è ancora possibile acquistarla. I legali dei produttori, però, sono già pronti a dare battaglia

Light, ma ora che succede? Cosa cambia dopo che il ha espresso un parere contrario alla vendita? All’atto pratico, nulla. “Questo parere, per quanto autorevole, non ha un valore inibitorio. Oggi posso tranquillamente comprare , ovviamente alle condizioni stabilite”. Ovvero una di Thc inferiore allo 0,6%.

A parlare è l’avvocato Lorenzo Simonetti, titolare insieme al collega Claudio Miglio di uno studio legale che segue diverse aziende produttrici della light. Realtà che, per ovvie ragioni, non hanno accolto con favore il parere espresso dal Css. Il quale, sottolinea il legale, “omette di considerare che oggi a livello di direttive europee l’effetto psicotropo per una inferiore allo 0,2% non esiste. E che se fino ad oggi in Italia è stato permesso quello che è stato permesso è perché è scientificamente accertato che fino allo 0,5% la non ha effetto psicotropo”.

La novità è che “un giudizio amministrativo, per quanto autorevole, dice il contrario”. Nello specifico, il afferma che non ci sono studi sui possibili effetti su alcune categorie. Come anziani e donne incinte. E a questo punto il rischio è che si apra la strada a valutazioni di natura medico scientifica da condursi all’interno delle aule di tribunali. Circostanza rispetto alla quale in Italia c’è un precedente poco edificante, legato ai vaccini. Con tribunali che hanno riconosciuto indennizzi per danni da vaccino senza alcuna base scientifica.

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Possibile, dunque, che si arrivi a situazioni nelle quali “la procura avrà un suo consulente che afferma l’esistenza dell’effetto psicotropo. La difesa avrà il proprio che invece la nega”. Per quanto ad oggi la giurisprudenza vada in una direzione opposta a quella del Css. “Finora tutti i sequestri sono stati restituiti nel momento in cui si è accertata una fino allo 0,6%. Le procure hanno messo su bianco che, secondo la letteratura medica internazionale, non si ha alcun effetto psicotropo”.

Ma non è tutto. “Il ha evocato il principio di prevenzione. Ha cioè citato il della collettività e presumendo che il singolo si ponga alla guida in uno stato di alterazione”. Ovvero, in altre parole, affermando che chi fuma poi sale in macchina sotto effetto degli stupefacenti. “Si tratta dell’utilizzo di uno strumento preventivo in modo irragionevole. Allo stesso modo allora dovremmo togliere dai supermercati tutti i vini con un valore alcolemico superiore al 9%.

C’è poi un’ulteriore circostanza. Non più tardi del 22 maggio, il ministero per le Politiche agricole ha emanato una circolare rispetto alle modalità di “La nota affermava che le possono circolare. E non stiamo parlando di mille anni fa. Predicare il contrario a distanza di 20 giorni mi sembra esagerato. Specie considerando che lo Stato italiano sta incassando milioni di euro dagli imprenditori del settore”. Ovviamente sotto forma di tasse.

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Già, perché la questione è anche economica. In ballo ci sono , fatturati ma anche flussi di denaro sottratti alla criminalità. “È chiaro che togliere la light fa felici le mafie. Averla a disposizione finisce per abbassarne il prezzo sul mercato nero, comunque illegale”.

Insomma, all’atto pratico il parere del non cambia le cose. La stessa ministra della Salute Giulia Grillo ha affermato di non avere intenzione di cambiare la legge. Dovesse accadere, gli avvocati dei produttori hanno già diversi argomenti da utilizzare per far valere le proprie idee.

fonte: https://www.wired.it

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