Le contraddizioni del governo gialloverde sulla Cannabis

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Le contraddizioni del governo gialloverde sulla Cannabis 1

La questione è fuori dal contratto di fra Lega e M5S, ma non per questo si può essere tranquilli che non sarà oggetto di azione governativa, magari solo sul terreno della propaganda. La rimarrà bloccata, almeno finché reggerà il patto fra Lega e M5S. Il però ha un ruolo strategico rispetto al sistema repressivo e le sue dichiarazioni, in tandem con quelle del Ministro , destano preoccupazione. Come inquieta che la relazione al sia tuttora desaparecida, nonostante Fontana citi dati contraddittori su Facebook invece di renderla pubblica.

La terapeutica sembra il fronte meno presidiato dall’alleato di minoranza ma che oggi guida politicamente il . Del resto gli argomenti ideologici sono meno efficaci di fronte alla , e la legislazione vigente già permette innovazioni importanti. Continuano purtroppo le difficoltà di approvvigionamento per i pazienti, ma non abbiamo sinora saputo nulla rispetto all’uso dei fondi per l’implementazione delle nuove serre a (c. 1 Art. 18 quater, Legge 4 dicembre 2017, n. 172) e alle autorizzazioni alla coltivazione a soggetti terzi (c. 3). Nulla sappiamo poi dell’aggiornamento del personale medico (c.4) e della presa in carico al Servizio Sanitario Nazionale delle prescrizioni di cannabis su tutto il territorio italiano (c. 6). I primi atti della sono però positivi. Prima ha spostato per decreto la cannabis nei farmaci a semplificata per la (dando un importante segnale politico, anche se senza effetti pratici) e poi ha richiesto una importazione straordinaria di farmaci. Non sappiamo se e come tale richiesta verrà realizzata, ma va dato atto un cambio di passo deciso rispetto al boicottaggio della gestione precedente. Altro segnale interessante è la visita all’istituto Farmaceutico Militare di , dove viene prodotta la cannabis italiana, l’incontro con alcuni pazienti e l’annuncio di una “partnership pubblico-privata” per l’aumento della produzione nazionale di cannabis terapeutica. Pare ormai evidente a tutti che il fabbisogno italiano, ormai da misurarsi in termini di tonnellate e non più di kg, non può più dipendere dalle importazioni dall’estero.

Il fronte della cannabis light pare invece essere quello dove le tensioni fra i due alleati produrranno una vera e propria guerra, non sappiamo se calda o fredda. Il Ministro Fontana, pur stoppato dalla , non perde occasione per lanciare messaggi alla filiera della cannabis industriale. Fra bizzarri pareri del e una lettera allarmistica dell’ex Capo Dipartimento Antidroga Serpelloni, il ministro in un suo recente post su ha annunciato di aver chiesto un approfondimento legale sulla liceità della vendita di di canapa. Un po’ come chiedere un approfondimento sulla legalità della camomilla. Le , senza THC, in Italia vengono commercializzate da anni. Ma il loro attuale boom rende evidente il processo di normalizzazione dell’uso di cannabis. E dietro le annunciate crociate forse ci sono anche gli interessi di chi non vuole essere estromesso dal business. Così l’obiettivo nascosto potrebbe essere quello di sottrarre al circuito dei canapai la distribuzione e vendita, per affidarla a più consolidate e introdotte lobby. Del resto, esistessero ancora, le “Drogherie” sarebbero chiuse per il messaggio equivoco dell’insegna.

Il nono Libro Bianco presentato il 26 giugno ha confermato gli effetti pesanti sul carcere e l’aumento della contro i consumatori di cannabis. Il M5S che ha la responsabilità del ministero della Giustizia dovrebbe essere preoccupato da questa deriva.

fonte: https://www..it

 

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